Tendenze e turismo 2017: paura

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GUERRA FREDDA

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla forte crescita del numero di turisti provenienti dai cosiddetti Paesi emergenti, in primis Cina e Russia. Queste nazioni oggi occupano rispettivamente la prima e la sesta posizione nella classifica dei “big spender” del turismo internazionale, stilata annualmente dall’UNWTO: in Cina la spesa outgoing ha raggiunto quota 292,2 miliardi di dollari nel 2016 – superando quella degli Stati Uniti, ferma a 112,9 –, mentre in Russia 34,9.

Si tratta di un fenomeno molto positivo per l’intero comparto, destinato a proseguire anche nel futuro, anche se le tensioni geopolitiche fra questi Paesi e i limitrofi potrebbero causare un rallentamento di questa crescita.

Le tensioni nel Mar Cinese legate a questioni di dispute territoriali stanno avendo ripercussioni anche in ambito turistico. La Cina, ad esempio, ha deciso che non parteciperà a due delle più importanti fiere turistiche del Sud-Est Asiatico, la PATA Travel Mart e la JATA Tourism Expo Japan. Lo stato cinese sta inoltre promuovendo il turismo crocieristico verso le isole dell’arcipelago Paracel, pur essendo attualmente contese con il Vietnam, aumentando così il clima di tensione fra i due Paesi.

Per quanto riguarda la Russia, l’annessione della Crimea nel 2014 ha messo in crisi le relazioni diplomatiche con l’Unione Europea e gli Stati Uniti. La negoziazione in corso per la soppressione dei visti turistici si è interrotta in seguito alle sanzioni commerciali imposte dalla UE contro Mosca; di conseguenza il governo russo ha consigliato ai propri cittadini di optare per le destinazioni nazionali, tra cui la stessa Crimea.

Questo clima di crescente tensione non interessa solo questi Paesi. Nella stessa Europa, una delle principali mete del turismo internazionale, i contrasti fra singole nazioni in merito a questioni di natura geopolitica quali l’emergenza profughi e la Brexit potrebbero frenare i flussi verso le destinazioni europee. A ciò si aggiunge l’allerta attentati nelle città del Vecchio Continente, cresciuta in seguito ai recenti attacchi terroristici.

LA FOBIA DEL TURISMODiapositiva14

Lo sviluppo del turismo, soprattutto se incontrollato, può portare alla nascita di un atteggiamento di opposizione e rifiuto fra la popolazione locale. Fortunatamente si tratta di un fenomeno minore, che quasi mai è degenerato in manifestazioni violente, ma è bene che il mondo politico non sottovaluti questo problema.

Questa “fobia” verso il turismo può nascere nel momento in cui si supera la capacità di carico, ossia il numero massimo di turisti che una destinazione può sopportare e oltre il quale gli impatti si traducono in un danno fisico, economico o sociale per i residenti.

Venezia rappresenta un caso emblematico in tal senso. Oggi sono circa 260 mila le persone che vi vivono, di cui poco più di un quarto nel centro storico. Questa zona è però assediata da un turismo di proporzioni enormi rispetto al territorio, circa 22 milioni di visitatori l’anno. Lo sviluppo turistico nel tempo ha modificato profondamente lo spazio urbano: i piccoli negozi artigiani sono stati sostituititi da attività turistiche e il numero di residenti nel centro storico è andato progressivamente diminuendo, tanto che oggi quest’area ha il 70% di abitanti in meno rispetto al 1951.

Tutto ciò può “degenerare” in movimenti anti-turistici, che possono essere fomentati da alcuni gruppi politici o dai mass media, contribuendo così ad aumentare l’opposizione della popolazione locale al turismo.

Ci sono stati alcuni casi di manifestazioni contri i turisti in alcune rinomate mete turistiche, come Barcellona, New York e Venezia, dove nell’agosto del 2016 sono comparsi alcuni volantini che invitavano i turisti ad andarsene.

Per evitare che il rapporto tra residenti e turisti assuma connotazioni negative, il mondo politico potrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso campagne volte a evidenziare i benefici derivanti dal turismo oltre che lavorare per cercare di massimizzare i vantaggi ed estenderli a un maggior numero di categorie.

PAURA
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Nel 2015 un turista su quattro ha cambiato il proprio programma di viaggio a causa della scarsa sicurezza o della precaria situazione sanitaria del Paese che avrebbe voluto visitare. Lo rivela lo studio condotto da GeoBranding Center in collaborazione con la compagnia assicurativa AIG Travel.

La paura di attentati terroristici (83%), le guerre (49%), situazioni di instabilità politica (33%) e il rischio di contrarre malattie infettive (31%) sono le principali ragioni che frenano i viaggi verso alcuni Paesi o regioni del mondo. In particolare la velocità con cui le informazioni relativamente a questi fatti vengono comunicate attraverso i media e i social network influenza enormemente la propensione al viaggio da parte delle persone.

Il terrorismo rappresenta il rischio più temuto, non solo dai turisti ma anche dagli stessi operatori, anche in seguito ai recenti attentati che hanno colpito i Paesi Europei. Secondo l’inchiesta svolta dalla World Travel Market, ben quattro turisti britannici su dieci ammettono di essere preoccupati per questa evenienza. E il 75% degli operatori intervistati dichiara che gli attentati terroristici hanno avuto ripercussioni negative sulla propria attività.

Ma anche la possibilità di contrarre malattie, anche letali, nonostante riguardi prevalentemente alcuni Paesi, tende a frenare la propensione al viaggio. Pensiamo alla zanzara Aedes Aegypti, insetto originario dell’Africa oggi diffusosi in tutte le regioni tropicali e subtropicali. Con le sue punture può trasmettere gli agenti virali di numerose malattie, fra cui la chikungunya e la febbre Zika. La chikungunya è una malattia virale caratterizzata da febbre acuta e trasmessa dalla puntura di zanzare infette. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), negli ultimi dieci anni si sono verificati casi di contagio anche in America Latina e in Europa. In Italia i primi casi sono stati registrati nel 2007. Anche la febbre Zika è una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare. La grande diffusione del virus in numerose regioni del mondo ha portato l’OMS a dichiarare nel febbraio 2016 l’epidemia di Zika un’urgenza di sanità pubblica di portata internazionale.