Tendenze e turismo 2017: motivazioni di viaggio

LA PROMOZIONE TURISTICA PASSA ATTRAVERSO LA GOLADiapositiva16

Oggi un numero sempre maggiore di destinazioni turistiche punta sull’enogastronomia per attrarre i turisti. Il cibo ha acquisito una nuova centralità, non è più solo un mezzo di “sostentamento” ma un modo per stare bene, divertirsi, sperimentare, stare in compagnia, conoscere la cultura locale.

Il turismo enogastronomico è uno dei segmenti più dinamici e a maggiore crescita. Secondo le più recenti ricerche il 48% dei turisti negli ultimi due anni ha scelto almeno un viaggio motivato dal partecipare a esperienze food & beverage. Si tratta di cifre ragguardevoli, se consideriamo che nel recente passato solo alcuni intenditori e appassionati di enogastronomia viaggiavano alla scoperta dei luoghi di produzione, spinti dalla curiosità di degustare i prodotti locali.

Le destinazioni turistiche stanno quindi riadattando la propria offerta sviluppando proposte enogastronomiche, come esperienze memorabili nei ristoranti, visite nelle aziende agricole e vitivinicole, festival ed eventi enogastronomici, tour e itinerari del gusto, musei del prodotto agricolo, …

Anche gli operatori del settore ricettivo hanno iniziato a modificare il proprio menù, valorizzando prodotti locali. Ma non solo. L’offerta culinaria tiene maggiormente in considerazione anche le particolari abitudini ed esigenze culinarie dei singoli clienti. Pensiamo alle persone celiache, che possono mangiare solo alimenti privi di glutine, oppure ai turisti ebrei e musulmani, i quali osservano un particolare regime alimentare stabilito dalla propria religione.

Ciò che in futuro farà la differenza non sarà soltanto la varietà di tali proposte, ma la capacità di creare esperienze. Ossia, coinvolgere il turista in prima persona, emozionarlo e renderlo co-creatore della propria vacanza.

Oggi le produzioni locali sono sempre più al centro dell’attenzione del consumatore, il quale le preferisce non solo per il loro valore nutrizionale, ma anche per il valore culturale che esse trasmettono.

Questo nuovo modo di intendere la cucina ha suscitato l’attenzione in molte persone ed anche in molti cuochi, che hanno adattato i propri ristoranti per offrire piatti con ingredienti a chilometro zero, anche grazie al supporto fondamentale dei produttori locali.

Il clima di collaborazione che si viene così ad instaurare contribuisce alla salvaguardia dell’agricoltura locale e del territorio. La perdita del paesaggio agricolo è, infatti, un problema che affligge numerose aree e genera ripercussioni negative sia dal punto di economico che socio-culturale. Senza contare che spesso questo paesaggio rappresenta in sé una risorsa turistica per numerose destinazioni.

Tuttavia ci sono delle difficoltà che ostacolano la creazione di questi circoli virtuosi. Basti pensare ai problemi legati alla disponibilità dei prodotti, alla loro distribuzione e commercializzazione. Questi possono tradursi in rincari di prezzo che il consumatore potrebbe non essere disposto a pagare.

Nel medio e lungo periodo la diffusione di queste pratiche di consumo potrebbe favorire forme di turismo eco-friendly, in cui il viaggiatore opterà vacanze all’insegna della sostenibilità.

BLEISURE: BUSINESS + LEISURE

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Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di turisti business tende ad affiancare il viaggio d’affari ad un soggiorno di piacere e di scoperta. Ciò è particolarmente evidente nelle grandi città europee, dove questo fenomeno è rilevante e contribuisce, insieme ad altri fattori, alla crescita del turismo. I pernottamenti presso le strutture ricettive di queste città sono cresciuti ad un tassi superiore rispetto alla media di tutti i Paesi dell’Unione Europea – rispettivamente +15,9% contro il 10,9% nel periodo 2011-2015.

Questo fenomeno è chiamato in UK “Bleisure”, dall’unione delle parole “Business” + “Leisure”. Secondo il rapporto “High Value City Tourism” realizzato da IE Observatory e Mastercard, sarà una delle principali tendenze del turismo mondiale nei prossimi anni.

Oggi il 67% dei turisti business si prende spesso del tempo libero da dedicare ad attività di svago e piacere nel corso del proprio viaggio; il 28% a volte mentre il 5% quasi mai. E, nel 58% dei casi, decide di fermarsi qualche giorno in più per scoprire la città, fare shopping, recarsi in un ristorante gourmet e svolgere attività culturali.

Questa tendenza viene confermata anche da altri studi, come quello condotto da Carlson Wagonlit Travel, secondo il quale circa un turista business su cinque compie un viaggio bleisure ogni anno. Donne e giovani tendono ad essere più propensi ad affiancare attività di svago al tempo dedicato al lavoro. Da sottolineare, infine, il ruolo giocato dalla distanza della meta: più questa è distante, maggiore sono le probabilità che il viaggio diventi bleisure.