Intervista a Oscar Farinetti, fondatore di Eataly

In seguito all’apertura di FICO Eataly World, la World Food Travel Association ha intervistato Oscar Farinetti, promotore del progetto nonché fondatore della catena Eataly.

Oscar Farinetti nasce ad Alba in Piemonte nel 1954. Il padre, Paolo Farinetti, nel 1967 fonda Unieuro che al tempo produceva caffè e pasta. Qualche anno dopo l’attività viene trasformata in un supermarket: Unieuro market. Nel 1978 Oscar Farinetti inizia a lavorare con il padre che nel frattempo apre il primo Hypermarket, per il quale fu necessario vendere, oltre gli alimentari, anche altri prodotti. Oscar inizia a studiare i prodotti, appassionandosi sempre di più. Nel 1989 Oscar convince il padre ad accantonare la vendita di prodotti alimentari, per concentrarsi sull’elettronica. Unieuro diventa così una catena di grande distribuzione. Intorno al 2000, Oscar Farinetti decide di vendere l’attività e di concentrarsi su un nuovo progetto, ponendo la propria attenzione sul Made in Italy, in particolare in campo alimentare. Alcuni tra i più importanti paesi in Europa (Francia, Germania) erano già riusciti a sviluppare delle grandi catene di successo (Auchan, Metro) nonostante non disponessero della ricchezza dell’Italia. Inoltre, innumerevoli chef e pizzaioli italiani cercavano la fortuna all’estero senza però poter sfruttare i prodotti della loro madrepatria. Ecco che quindi nasce l’idea di creare tra il 2001-2002 Eataly, un nuovo concetto di negozio: l’idea era infatti, non solo quella di vendere prodotti italiani, ma costruire degli spazi in cui era possibile mangiarli e studiarli. Oscar Farinetti, insieme ai suoi tre figli, apre il primo Store a Torino, poi a Bologna, fino ad arrivare a Tokyo nel 2009 e sfondare le porte di un mercato sicuramente più difficile e assolutamente nuovo. Nel 2010 apre il famoso Store di New York che cambia completamente la vita del fondatore.
Durante il corso della sua carriera, Oscar ha dovuto superare diversi ostacoli. Il primo fu convincere gli italiani a usare prodotti elettronici, come il computer. Il secondo convincere le persone dell’importanza del prodotto alimentare.

Negli ultimi 10 anni Eataly ha aperto 39 negozi in 15 paesi diversi e punta ad aprirne uno nuovo a Stoccolma l’anno prossimo. Inoltre, nel 2017 è stato inaugurato a Bologna FICO-Eataly World, considerato da molti il nuovo Disneyland del cibo italiano, con lo scopo di celebrare la biodiversità del cibo italiano. Una delle peculiarità di FICO è il focus sulla dimensione agricola, dove il prodotto nasce. Fico ospita, infatti, circa 200 animali e 2000 differenti coltivazioni, come simbolo dell’enorme varietà di cui dispone la penisola italiana.
Oltre alla promozione del Made in Italy, Fico nasce anche con un altro obiettivo, quello di far superare all’Italia quelli che, secondo Oscar Farinetti, sono dei grandi ostacoli per la crescita turistica del Bel Paese. Il primo è la capacità di creare degli Storytelling in grado di raccontare la storia che si cela dietro ai prodotti, il secondo l’inefficienza dei trasporti pubblici interni che rendono difficoltosi gli spostamente e il terzo la concentrazione turistica solo in poche aree dell’Italia che ormai sono sature (basti pensare a Venezia).
Fico si pone come un modello da seguire e punta a valorizzare quella che è la provincia italiana che, come riferisce Oscar Farinetti, è la culla del buon cibo italiano.

Secondo Oscar Farinetti il futuro dell’enogastronomia sta nel prodotto naturale, nell’agricoltura biologica che utilizzi sempre meno sostanze chimiche. Un altro accento viene posto sul turismo enogastronomico e sull’importanza di cercare la gastronomia regionale piuttosto che dei clichè, infatti, “non ha senso andare a Venezia e ordinare un piatto di Spaghetti alla Bolognese”, spiega Farinetti.

L’obiettivo di Eataly ora è quello di espandersi sempre più, sino ad arrivare in tutti i paesi del mondo, in modo che tutti possano apprezzare quella che è la vera tradizione culinaria italiana.

The more remains to be done, this is why the future will be wonderful.

Per l’intervista completa seguite il link http://bit.ly/2HwpjEL.