Ridurre gli imballaggi e limitare la produzione di plastica: una necessità per il nostro futuro

I 10 step suggeriti dalla World Food Travel Association

Una vocazione green e pratiche virtuose partendo dalle piccole azioni quotidiane. È ciò che consiglia agli operatori la World Food Travel Association – organizzazione internazionale leader per la ricerca, formazione e sensibilizzazione sui turismo enogastronomico – attraverso la guida “Food & Beverage packaging and waste production”.

Questa è stata sviluppata a sostegno dell’Iniziativa Food Tourism 2025, che ha tra gli altri l’obiettivo di stimolare operatori e consumatori alla riduzione dei rifiuti non degradabili. Il volume di rifiuti di plastica è in aumento e diffuso in tutto il pianeta, si tratta di una situazione non più tollerabile e l’impegno da parte dell’associazione è quello di sensibilizzare il vasto pubblico a questo tema.

Roberta Garibaldi, membro del board e ambasciatore per l’Italia della World Food Travel Association, ritiene fondamentale sensibilizzare gli operatori su questo tema. “La plastica si trova ormai ovunque: se ne sono trovate tracce nei ghiacci, nelle grandi fosse marine, fino a 10 km di profondità come nella fossa delle Marianne. Anche il nostro Mediterraneo si sta trasformando in una discarica: si stima che un chilometro quadrato nei mari italiani contenga in superficie fino a 10 chilogrammi di plastica; in particolare nel Tirreno settentrionale, tra Corsica e Sardegna, attorno alla Sardegna, la Sicilia e le coste pugliesi si stimano almeno 2 kg (citando i dati del WWF 2018). Siamo tutti co-responsabili della salvaguardia del nostro territorio, che è la prima risorsa dal punto di vista turistico che dobbiamo mantenere, se vogliamo proseguire a sviluppare il comparto turistico”.

Uno studio apparso nel prestigioso Proceedings of the National Academy of Sciences ha mostrato una situazione drammatica. La produzione mondiale di plastica è passata dai 1,7 milioni di tonnellate del 1954 agli oltre 310 milioni del 2014, ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo e, ad oggi, si stima che via siano più di 150 milioni negli oceani (Fonte: Lavers J.L. e Bond A.C., 2017, Exceptional and rapid accumulation of anthropogenic debris on area of the world’s most remote and pristine island, Proceedings of National Academy of Sciences doi/10.1073/pnas. 1619818114; World Economic Forum, 2016).

Erik Wolf, Direttore Esecutivo della WFTA, è convinto che la sostituzione dei materiali in plastica con quelli biodegradabili non abbia un costo maggiore, ma che ciò sia di beneficio per l’intero comparto. La sfida per i governi è quella di pensare in modo creativo: una collaborazione tra imprese del settore alimentare, amministrazioni e consumatori- turisti è una rete win-win che – se costruita in modo strategico – potrebbe apportare benefici ad ampio spettro.

Il decalogo è di facile utilizzo e può davvero diventare uno strumento sia per gli operatori del settore turistico – ristoratori, albergatori, società di servizi – ma anche per i turisti in sé, che possono adottare comportamenti più sostenibili e rispettosi dell’ambiente che li ospita:

  1. Eliminare cannucce e posate di plastica
  2. Sostituire i contenitori di plastica per il cibo da asporto con altri di carta riciclata
  3. Evitare l’acquisto al dettaglio e utilizzare contenitori riciclabili
  4. Utilizzare sacchetti di carta
  5. Promuovere l’iniziativa “porta la tua bottiglia di acqua”
  6. Installare una postazione per la raccolta differenziata
  7. Controllare i propri rifiuti plastici
  8. Non accettare imballaggi di polistirolo
  9. Dare il buon esempio
  10. Installare postazioni di acqua potabile

 

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