Un’analisi del contesto internazionale e del ruolo strategico dell’enoturismo per il sistema vitivinicolo italiano.
Il contesto di riferimento
L’enoturismo è oggi un asset in crescita: a livello mondiale vale 46,5 miliardi di dollari e l’Europa detiene il 51% del mercato, trainata dalla Francia, dall’Italia e dalla Spagna. La dinamica prevista è positiva, con una crescita stimata del 12,9% annuo, che apre spazi significativi per destinazioni e operatori.
Questo andamento contrasta con il calo dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno raggiunto il livello più basso dal 1961.
Cambiamenti negli stili di vita e minore propensione all’acquisto incidono sulla redditività della filiera.
In questo scenario, l’enoturismo rappresenta una leva strategica: genera valore attraverso la spesa dei visitatori, incrementa le vendite dirette e consente la raccolta di dati utili al marketing e alla conoscenza del cliente.
Obiettivi della ricerca
Descrivere le caratteristiche economiche e imprenditoriali del settore enoturistico in Italia, analizzando l’organizzazione dell’offerta, i flussi di visitatori e i modelli di governance territoriale.
L’oggetto dell’analisi è rappresentato da un campione di imprese che svolgono attività enoturistiche selezionate sulla base dei codici Ateco 12100 – Coltivazione di uva; 110200 – Produzione di vini da uve; 110210 – Produzione di vini da tavola e V.Q.P.R.D.; 110220 – Produzione di vino spumante e altri vini speciali; 552052 – Attività di alloggio connesse alle aziende agricole.
Il confronto con ricerche internazionali consente, inoltre, di contestualizzare le performance italiane, evidenziando elementi di forza e aspetti migliorabili, e di proporre indicazioni strategiche basate su benchmark di respiro più ampio.
I principali risultati
Gestione e organizzazione dell’offerta
L’enoturismo italiano è gestito per lo più in forma diretta: in due aziende su tre l’offerta è coordinata dalla proprietà, mentre solo una minoranza dispone di una struttura dedicata. Le realtà più grandi mostrano assetti più articolati, con una maggiore presenza di reparti commerciali e uffici interni.
L’83% delle imprese enoturistiche opera con meno di 10 addetti, spesso stagionali, delineando un modello flessibile e in linea con la prevalenza di micro e piccole imprese nel settore.
Un’offerta ampia, con forte attenzione al vigneto
Le attività core – visite, degustazioni e corsi – sono ben diversificate, c’è una buona presenza di servizi più avanzati, in particolare nell’ambito delle attività agroturistiche, come la ristorazione (36%), l’alloggio (30%) e i servizi per eventi (22%).
Nel confronto internazionale, l’Italia si distingue per la valorizzazione del vigneto e dei luoghi di produzione: il 90% delle imprese propone visite in cantina e tra i filari, molto più rispetto all’estero.
Durata, prezzi e standard di servizio
Le esperienze durano prevalentemente 1–2 ore, mentre i prezzi si concentrano nella fascia 36–50 euro, configurando un’offerta accessibile ma curata. Ampia è però la diversificazione, segno di un settore oramai maturo. L’apertura al pubblico è ampia e stabile nei feriali e nel weekend, mentre le festività restano meno coperte, con differenze territoriali legate soprattutto al Centro e al Sud.
Una leva economica importante per molte imprese
L’enoturismo contribuisce fino al 30% dei profitti per circa metà delle aziende (incluse quelle che offrono servizi di alloggio e ristorazione), mentre un terzo supera il 30% e quasi una su cinque ottiene oltre il 60% del proprio profitto da questa attività. Nessuna impresa registra perdite, confermando la solidità del comparto. Anche a livello internazionale prevale una percezione di forte profittabilità.
Governance frammentata, ma interesse crescente verso il coordinamento
La governance territoriale appare dispersa tra molti attori: Consorzi, Assessorati regionali, Distretti del cibo, Strade del Vino e Movimento Turismo del Vino, con ruoli variabili e spesso non integrati. Analizzando la Francia si evidenziano modelli più strutturati, basati su collaborazioni più estese con istituzioni e attori specializzati.
Il 62% delle aziende si mostra disponibile a contribuire alla creazione di un consorzio pubblico-privato per il marketing territoriale: la maggior parte verserebbe tra 100 e 300 euro, e pochissime supererebbero i 1.000 euro annui. Emerge quindi una propensione ampia ma basata su quote contenute.
Provenienza dei visitatori: una forte prevalenza domestica
Il pubblico dell’enoturismo italiano è composto in larga parte da turisti nazionali, che rappresentano il 55% dei visitatori, mentre gli stranieri rappresentano il 32%, una quota inferiore rispetto a quella osservata in altri contesti internazionali. I residenti e i visitatori locali costituiscono un segmento più ridotto, ma utile per la fidelizzazione e le vendite dirette. La composizione del pubblico risulta simile tra piccole e grandi aziende, confermando un’internazionalizzazione ancora limitata per l’intero comparto.
Stagionalità: prevalenza dei mesi primaverili ed estivi
La distribuzione dei flussi mostra una forte concentrazione tra primavera ed estate, che insieme rappresentano il 68% delle visite. L’autunno registra valori più contenuti, diversamente da Paesi come la Francia, dove i mesi della vendemmia rappresentano il periodo di maggior afflusso. Le imprese più piccole presentano una distribuzione più equilibrata durante l’anno, mentre le realtà più grandi evidenziano picchi più marcati nei mesi di punta.
Comunicazione: presenza online diffusa, digitalizzazione ancora incompleta
Quasi tutte le imprese dispongono di una sezione web dedicata all’enoturismo, spesso con contenuti multilingue. Tuttavia, la possibilità di prenotare online è ancora offerta da una minoranza delle aziende, segnalando una digitalizzazione operativa non ancora pienamente sviluppata. Le aziende più strutturate mostrano livelli più alti di maturità digitale, sia nella gestione dei contenuti sia nella produzione di materiali informativi.
Promozione e vendita: centralità dei canali diretti, margini di crescita nell’online
La promozione si basa su un mix di strumenti digitali e tradizionali, con Facebook e Instagram come canali dominanti. I social preferiti dalle generazioni più giovani, come TikTok, sono invece meno utilizzati, pur rappresentando un’opportunità in crescita.
Sul fronte delle vendite, prevalgono telefono ed e-mail, affiancati da form online e prenotazione diretta. Solo un quarto delle aziende utilizza intermediari digitali, nonostante la loro forte rilevanza a livello globale.
L’enoturismo come settore strategico di investimento
Nel triennio 2022–2024 il 77% delle imprese enoturistiche ha investito, superando il settore alberghiero (64%). La propensione agli investimenti è più elevata nel Nord e nelle imprese medio-grandi, segno di un comparto maturo e consapevole.
Un impegno economico concreto, trainato anche dalle piccole imprese
Il 50% delle imprese investe tra il 6% e il 15% del fatturato, con un’incidenza media del 14,15%. Le piccole imprese investono quote proporzionalmente più elevate, dimostrando una forte convinzione strategica nell’enoturismo.
Dalla produzione all’esperienza: investimenti in transizione
Circa due terzi degli investimenti restano concentrati sul core business vitivinicolo. Cresce però l’attenzione verso innovazione, sostenibilità e inclusione, in linea con le tendenze internazionali e con la valorizzazione del territorio.
Competitività, domanda e politiche pubbliche guidano le scelte
Le decisioni di investimento puntano soprattutto a rafforzare performance e competitività, rispondendo alle nuove esigenze dei visitatori. Incentivi e quadro regolamentare giocano un ruolo chiave, confermando l’importanza delle politiche pubbliche di supporto.
Fiducia nel futuro: qualità, competenze e sostenibilità
Per il 2025–2027 il 53% delle imprese prevede nuovi investimenti, che potrebbe salire al 63% in presenza di condizioni favorevoli. La competitività futura passa da qualità dell’esperienza, competenze, sostenibilità e inclusione, sempre più centrali nelle strategie aziendali. Importante sarà, l’incontro tra impegno interno e politiche pubbliche capaci di accompagnare e amplificare gli sforzi privati.
Investire paga: chi investe ottiene migliori performance e «tiene» di più nel tempo
Performance superiori per chi investe: ROE 1,7% vs 0,3%; produttività 69,69 mila € vs 52,45 mila €, crescita ricavi 2019–2024 18,4% vs 13,1%. Risultati diversi per tipologia di investimento: tra le tipologie spiccano Energia/ESG (ROE 2024 1,94%, crescita ricavi +28,9%), Digital/Tech (crescita +27,3% ma ROE non sopra media), Turismo/Ospitalità (produttività 75,89 mila €, crescita ricavi +27,0%), Struttura (ROE 1,16%, crescita 18,4%).
Profili di imprese enoturistiche: 4 cluster tra spinta commerciale, investimenti e approccio «locale»
Prevalgono i «Locali essenziali e conservativi» (30,6%, cluster più numeroso, turisti italiani 75%, gestione quasi tutta in mano alla proprietà, canali di comunicazione standard) e gli «Internazionali tradizionali» (27,6%, turisti stranieri 50%, canali essenziali e investimenti digital/ESG più bassi). Performance: chi cresce e perché. Gli «Investitori evolutivi in crescita» (23,1%) sono il cluster più «trainante» (ricavi +28,9% e attivo +28,0% nel 2019–24, investimenti sopra media su digitale+sostenibilità), mentre i Market-oriented (18,7%) spingono su distribuzione (18 canali di comunicazione) e mostrano produttività nel 2024 di 78,6 mila€.
Rilevante è il valore dell’enoturismo per il territorio
Più valore per presenza. Il turismo enogastronomico genera oltre 151 € di valore aggiunto per presenza, un livello superiore alla media nazionale (144 €) e nettamente più alto del turismo balneare (128 €). Una filiera ampia e radicata localmente. Attiva simultaneamente agricoltura, ristorazione, commercio, artigianato e servizi, favorendo una maggiore circolazione della ricchezza sul territorio rispetto ai modelli turistici più concentrati. Leva strategica per destagionalizzazione e aree interne. Consente di distribuire i flussi nel corso dell’anno e di valorizzare territori meno centrali, ma richiede integrazione tra offerta, filiere e governance per esprimere pienamente il proprio potenziale.
Considerazioni conclusive: un settore solido che entra in una fase di trasformazione
L’enoturismo italiano si conferma una componente matura del turismo esperienziale, capace di coniugare attrattività territoriale, cultura produttiva e valore economico. All’interno di questo quadro positivo, emergono però differenze territoriali e dimensionali che rappresentano una sfida per la coesione e la competitività del settore.
La crescita futura passerà attraverso la capacità delle imprese di integrare sostenibilità, innovazione tecnologica e inclusione, temi ormai percepiti sempre più come leve strategiche e non accessorie.
Le prospettive per il triennio 2025–2027 indicano un ottimismo misurato: oltre la metà delle imprese prevede nuovi investimenti e una crescita dei visitatori e dei ricavi. Parallelamente, persistono criticità strutturali — rallentamento dei consumi, difficoltà a reperire personale qualificato, pressione normativa e necessità di accelerare la digitalizzazione — che possono limitare la piena realizzazione del potenziale.
In questo scenario, il ruolo della governance pubblica è cruciale. Le imprese chiedono stabilità, visione e strumenti operativi, mentre il territorio necessita di modelli di coordinamento più chiari e collaborativi. Una governance capace di fare sistema tra istituzioni, imprese e comunità può favorire uno sviluppo equilibrato, competitivo e sostenibile.
In sintesi, l’enoturismo italiano entra in una fase di crescita selettiva e qualitativa. Alle imprese è richiesto di investire con visione; alle istituzioni di creare condizioni abilitanti; ai territori di consolidare un’offerta sempre più integrata, sostenibile e orientata alle nuove forme di domanda.
Testo estratto dal Rapporto “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”.


