Gli Eventi

Andrea Zannini- Michela Cesarina Mason- Stefano Ciani

Le sagre, la cui etimologia si collega al latino sacra («cose sacre»), erano nell’antichità celebrazioni e feste che si officiavano in onore di una divinità (spesso proprio di fronte ai templi o alle chiese) offrendo sacrifici animali o parte del raccolto che venivano poi consumati dall’intera comunità, oppure, in età cristiana, per l’inaugurazione di una chiesa, per il santo patrono ecc.

Oggi le sagre gastronomiche rappresentano eventi conviviali intesi come espressione del folklore e della tipicità della cultura e del patrimonio alimentare italiano, anche se non sempre appaiono coerenti con le tradizioni enogastronomiche autoctone.

Spesso si tratta di eventi incentrati su uno o più elementi gastronomici,
collegati a caratteri tipici di un territorio, e che possono anche avere contenuti di carattere culturale, religioso o solidaristico. In base alle statistiche, alle osservazioni empiriche e alle dichiarazioni degli
esperti sono in continua espansione aumentando significativamente in numero e mobilitando un crescente ammontare di risorse e di visitatori. Nel 2013 la Coldiretti ha stimato in 350 milioni di euro il volume d’affari delle sagre, derivato da circa 18 mila eventi sul territorio nazionale, pari a una media di 250 appuntamenti al giorno, cifra che sale a quasi mille nel periodo estivo (42 milioni di italiani sono passati, nel 2013, almeno in una sagra).

Questa tendenza è confermata nel 2017, anno in cui si contano più di 11.000 sagre e feste paesane. La regione con il maggior numero di eventi è la Lombardia (3310) seguita dal Piemonte (1534) e dall’Emilia Romagna (951). A livello provinciale, la provincia con il maggior numero di sagre è Brescia (1.253), seguita da Torino (567) e Sondrio (366). A livello di macro aree (Nord, Centro e Sud), si può affermare che scendendo verso Sud il numero di sagre diminuisce notevolmente; in Sardegna il numero di sagre si aggira intorno alle 50 manifestazioni per provincia e situazione analoga si registra in Sicilia.

Negli ultimi anni si osserva che la tipologia di sagre maggiormente diffusa è quella legata alla riscoperta dell’enogastronomia locale. Infatti, analizzando un campione casuale di 100 eventi e classificandoli per tipologia si è visto che solo il 28% è riferibile a ricorrenze religiose o a feste di santi patroni (es. «Festa di San Nicola da Tolentino»), il 54% a manifestazioni culturali, sociali, rievocazioni storiche o eventi a tema (es. «Festa di primavera», «Festa d’autunno») e il 18% a feste enogastronomiche.

Ciò può essere ricondotto alla generale tendenza di ristabilire un rapporto più diretto con il cibo, la cultura e le tradizioni territoriali nonché all’emergere di forme di agricoltura alternative al modello industriale, localmente radicate e organizzate (Di Renzo, 2005). Si tratta di eventi che si svolgono all’interno di un’area circoscritta di un comune (es. borghi, vie, centro storico), con cadenza annuale, concentrati per lo più nei periodi estivi, a scapito, a volte, della congruità del «cibo festeggiato» con la realtà produttiva del territorio (si veda al riguardo Teti, 1998) .

Tentare di fornire una classificazione delle sagre presenti nel panorama nazionale in base alle formule organizzative o strutturali attraverso cui le sagre si attuano (format), al target a cui si rivolgono e alle funzioni e alle sotto-funzioni che esse assolvono, in quanto sistemi di relazioni e di valorizzazione territoriale, appare impresa ardua in quanto si presentano come un aggregato eterogeneo caratterizzato da un’elevata dinamicità. Un ulteriore elemento di complessità è dato, inoltre, in questa particolare tipologia di eventi, dalla connessione esistente tra territorio e contenuto del format.

Più precisamente, le sagre enogastronomiche sono indissolubilmente legate al territorio che le ospita per cui c’è corrispondenza fra i target interni (vocazionali o di nicchia) e i target globali ed esterni (vocazionali e di nicchia).

Le ricadute delle sagre, seppur molteplici e riconducibili a diversi motivi sia di tipo sociale che economico, hanno tratti comuni. Un primo aspetto è quello relativo alla promozione delle risorse produttive di aree svantaggiate, localizzate in territori rurali e montani; un secondo aspetto consiste nel potenziare itinerari turistici-culturali limitrofi ai centri urbani; un terzo riguarda lo sviluppo delle tradizioni e dell’aggregazione sociale con la rimodulazione dell’identità locale.

In quest’ottica le sagre enogastronomiche, legate alla tradizione culinaria locale, veicolano un nuovo modello di sviluppo focalizzato sulle componenti simboliche, relazionali e di creatività del cibo, quale motore del turismo e più in generale della costruzione sociale del senso di territorio e comunità.