Il comportamento del turista italiano: le esperienze oleoturistiche e le destinazioni

Il turista italiano si avvicina al mondo dell’olio attraverso esperienze note e consolidate, ma guarda con crescente curiosità a proposte più originali e coinvolgenti.

Le attività oleoturistiche tradizionali, quali l’acquisto dell’olio EVO dell’azienda, le degustazioni e le visite guidate, sono le più diffuse e popolari, essendo state fruite rispettivamente dal 20%, dal 12% e dall’11% dei turisti italiani (Tabella 1). Si tratta di attività che svolgono una funzione centrale nell’offerta oleoturistica, poiché consentono un incontro diretto con il prodotto, il produttore e il contesto di origine.

 

 

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Accanto a queste esperienze tradizionali, emerge una partecipazione – seppur contenuta – a una pluralità di proposte che ampliano e arricchiscono il significato dell’esperienza oleoturistica. Rientrano in questo ambito le attività legate al benessere, come i trattamenti SPA a tema olio (11%), le visite a frantoi storici (11%) e a musei dell’olio (10%), così come le esperienze che valorizzano la dimensione gastronomica e conviviale, tra cui le degustazioni di diverse tipologie di olio al ristorante (11%) e la partecipazione a eventi dedicati all’olio (11%). Non mancano, inoltre, esperienze che implicano un coinvolgimento più diretto e partecipativo del turista, come la raccolta delle olive e la produzione del proprio olio (9%), la fruizione di itinerari tra ulivi secolari (8%) o la visita a dimore storiche con uliveti e orciaie (7%).

Sebbene queste attività coinvolgano ancora quote ridotte di pubblico, contribuiscono a delineare un panorama variegato di pratiche già sperimentate, che mostrano come l’oleoturismo italiano non si limiti alla sola dimensione produttiva, ma s’intreccia con il paesaggio, la storia, la cucina e la partecipazione attiva. Guardando alle destinazioni (Tabella 2), l’immaginario è fortemente legato alle regioni a forte vocazione olivicola: Toscana e Puglia guidano la classifica nei viaggi passati, seguite da Sicilia, Umbria e Liguria.

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Testo estratto dal “Secondo Rapporto Turismo dell’Olio”