La Buona Italia. Dal premio alla mappa

La storia della Buona Italia, che a dispetto delle apparenze niente ha a che spartire con la campagna elettorale di qualche partito politico, comincia con l’iniziativa dei produttori di Gavi Docg, riuniti nel Consorzio di Tutela. È dall’idea di questa enclave vinicola piemontese che nasceva nel 2014 un forum di confronto tra esperti d’arte, imprenditoria e comunicazione per individuare sette buone regole (e pratiche) per valorizzare le filiere enogastronomiche italiane nel mondo. L’anno seguente, in concomitanza con Expo, seguiva l’istituzione del Premio Gavi La Buona Italia, per sottolineare l’importanza di un dialogo tra mondo del vino e del cibo con l’universo delle arti. Nel segno di una promozione culturale del territorio a tutto tondo. A questo scopo, in occasione della seconda edizione del premio, il Consorzio, in collaborazione con l’Università degli studi di Bergamo, ha realizzato una mappatura nazionale Wine, Food&Arts, per individuare le realtà italiane che sul rapporto tra arte e gusto hanno scommesso per dare vita a esperienze nuove, che fanno bene al sistema economico, turistico e culturale del territorio, indicando un importante asset strategico per il nostro Paese.

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