Le aziende agrituristiche

Fabio Del Bravo, Responsabile Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – ISMEA

L’agroalimentare italiano – Caratteristiche strutturali. Tra i principali elementi che descrivono la peculiarità con cui il settore agroalimentare nazionale ha reagito anche ai momenti più duri della lunga
crisi recente, spicca la grande «resilienza»; ovvero la capacità di mutare, rinnovarsi ed adeguarsi alle
modifiche – anche brusche – dell’ambiente competitivo e sociale realizzatesi nel corso del decennio di
crisi. Una resilienza che si è tradotta anche in capacità di ripartire per agganciare la ripresa. I segnali positivi sono numerosi:

  • produttività del lavoro in crescita nel decennio della crisi e in controtendenza rispetto alla dinamica
    negativa degli altri settori dell’economia;
  • investimenti agricoli che, dopo un decennio di evidente affanno, dal 2015 contemporaneamente al
    graduale miglioramento del quadro macroeconomico hanno fatto registrare una seppur limitata
    ripresa;
  • produzione colpita da eventi climatici sfavorevoli e, dunque, stagnante in termini reali, ma in crescita a
    valori correnti, grazie a un aumento dei prezzi dei prodotti venduti maggiore di quello dei consumi
    intermedi, con conseguente miglioramento della ragione di scambio;
  • occupazione agricola in sostanziale tenuta, nonostante l’operare di fattori fisiologici che alimentano il
    suo declino, come in tutte le economie sviluppate;
  • infine – e soprattutto – ottimo andamento delle esportazioni, specie di quelle tipiche del made in Italy,
    quali vino e prodotti trasformati ad alto valore aggiunto, che alimentano la progressiva crescita del
    grado di apertura internazionale del settore a livelli anche superiori a quelli medi della intera industria
    manifatturiera.

L’agroalimentare italiano esce molto bene nel confronto con il resto dell’economia nazionale e il suo
ruolo rafforzato dalla sua maggiore capacità di tenuta nel decennio di crisi economica. Tuttavia, se
l’agroalimentare italiano è forte a casa propria, lo è molto meno in Europa, dove il confronto con Paesi
quali Francia, Germania e Spagna mostra un gap sfavorevole ancora elevato in termini di strutture
aziendali, di efficienza, di tecnologia e produttività; fattori ai quali, nel caso della Spagna – il nostro
principale competitor anche in termini di mix produttivo – si aggiunge anche una differenza a noi
sfavorevole sul terreno dei costi del lavoro.

Guardando alle prospettive future, a lungo termine va sottolineato come l’evoluzione della domanda
globale di alimenti appaia molto aderente alle caratteristiche dell’offerta di prodotti del made in Italy. Un
nuovo approccio al cibo che sempre meno lo considera puro alimento per soddisfare esigenze caloriche
e sempre più lo percepisce come occasione di consumo differenziato, per appagare bisogni più
complessi come qualità, tipicità, esperienza culturale; un approccio che dalle ristrette élite ricche e
culturalmente avanzate in cui era tradizionalmente confinato, si va rapidamente trasferendo alle vaste
borghesie dei paesi emergenti. Ciò sta generando una domanda mondiale di eccellenze alimentari
sempre meno sensibile al prezzo, molto elastica rispetto al reddito e ben disposta a pagare la qualità e
la distintività; una domanda promettente, rispetto alla quale il settore agroalimentare italiano sembra
costruito apposta per rispondere in modo adeguato, con una gamma di prodotti che non ha uguali nel
resto del mondo

Multifunzionalità e diversificazione. L’agricoltura italiana, spesso tacciata di faticare per restare al passo
con il resto dell’economia, ha evidenziato una notevole capacità di adeguarsi alle opportunità fornite dal
contesto di mercato e dalla legislazione. Le attività di supporto e secondarie costituiscono una quota
sempre più importante della produzione agricola italiana giungendo a rappresentare il 22,4% del valore
della produzione agricola contro il 18,6% del 2010. Il successo della multifunzionalità agricola in Italia,
realizzata attraverso una diversificazione delle attività in molti ambiti, è testimoniato dal sempre
maggiore interesse dei fruitori di servizi e dal crescente contributo offerto al sostegno del reddito in
agricoltura.

Turismo e enoturismo. Gli ultimi dati Istat (gennaio-settembre 2018) evidenziano, rispetto allo stesso
periodo del 2017, un incremento dell’1,7% delle presenze nelle strutture ricettive italiane (alberghiere ed
extra alberghiere) con un surplus di oltre 6 milioni di pernottamenti venduti rispetto all’anno precedente.

In particolare uno dei fattori maggiormente interessanti da seguire, che si sta affermando in tempi
rapidissimi, si lega al fenomeno della sensibile crescita dell’home sharing – la pratica di condividere la
propria casa con turisti e viaggiatori per soggiorni brevi – e al successo di portali come Airbnb,
Booking.com e altri siti che promuovono e commercializzano anche gli alloggi privati.

Con la diffusione di internet e delle nuove tecnologie aumenta esponenzialmente il numero di contatti
diretti tra operatori e turisti, con una ridefinizione delle dinamiche di mercato, dove a dettare le regole
sono i grandi motori di ricerca (metamotori) e le OTA (Online Travel Agency). Aumenta, nel frattempo,
anche la richiesta di pacchetti turistici legati all’enogastronomia e si registra una crescente domanda di
esperienza: sono sempre più richiesti i tour enogastronomici, le degustazioni e i corsi di cucina. In tale
contesto si inseriscono le attività di valorizzazione, tutela e promozione del comparto agrituristico,
realizzate dall’Ismea e dal Mipaaft, tra le quali spiccano la creazione del marchio “agriturismo Italia” e il
sistema unico di classificazione nazionale omogena delle aziende

Agriturismo e prospettive. I numeri restituiscono la fotografia di un comparto che, se da un lato, si
scontra con talune evidenti criticità evidenziando peraltro questioni tipiche della fase di maturità di un
prodotto/servizio, dall’altro lato, evidenzia notevole vivacità e capacità di numerose aziende di
intraprendere azioni con le quali integrano e propongono sempre più nuovi servizi a completamento
della propria offerta. Le due attività storiche dell’agriturismo, l’alloggio e la ristorazione, da sole non
bastano a garantire livelli di redditività adeguati né a differenziare abbastanza l’offerta rispetto a
un’arena competitiva in veloce evoluzione. L’organizzazione di corsi, di attività sportive, convegni o
percorsi benessere, la degustazione e l’agricampeggio, l’orientamento ad attività sociali che stanno
prendendo forma nell’offerta di un numero sempre maggiore di aziende, confermano l’orientamento
degli imprenditori sempre più integrati con il territorio di cui rappresentano al tempo stesso presidio e
principali promotori. È su questo legame a doppio filo con il territorio e le sue componenti – non solo
ambientali ma anche culturali, sociali e gastronomiche – che probabilmente si giocherà la capacità
stessa del settore di svilupparsi e resistere alla competizione di forme alternative di offerta di alloggio e
ristorazione.