Le opinioni delle associazioni: Donatella Cinelli Colombini, Presidente Associazione nazionale Le Donne del Vino

Come cambierà il turismo enogastronomico nei prossimi cinque anni? l turismo è un business di
dimensioni enormi basti pensare che muove circa 1.300 miliardi di euro all’anno mentre il giro d’affari
mondiale del vino è di circa 80. Quindi abbiamo davanti un comparto economico enorme, l’unica
“economia matura” che continua a crescere a spron battuto. Di fronte a un settore di queste gigantesche
dimensioni è difficile fare previsioni perché ci sono autentici colossi in movimento che possono cambiare
lo scenario; posso tuttavia provare a individuare delle tendenze solide o in via di consolidamento
facendo specifico riferimento al turismo del vino di cui ho maggiori competenze.

Web e portali. Il web è ormai, da anni, il primo canale di propagazione del turismo del vino, ha superato il passaparola e ha parzialmente risolto il problema della cartellonistica che, a causa di un regolamento studiato per i centri urbani, di fatto trasforma le cantine in desaparecidos. L’obbligo di limitare la
segnaletica a due sole frecce direzionali è un autentico problema per le cantine che sono obbligate a
puntare sui navigatori e su Google per condurre turisti e veicoli commerciali fino alla propria porta. Altro
problema riguarda l’assenza di un simbolo “cantina aperta al pubblico” nella segnaletica stradale.

Quindi bisogna affidarsi al web e sperare in una migliore copertura della rete perché il segnale arrivi
senza interruzioni ai telefonini e ai navigatori dell’auto. Il problema non è marginale perché il turismo del
vino è in realtà un escursionismo che si sviluppa nell’arco di una giornata. Oltre la metà dei wine lover
partono con un solo appuntamento già fissato e poi, arrivati sul posto, cercano dove mangiare, cosa
vedere e cosa comprare on line facendo molta attenzione alle recensioni precedenti. Per questo i portali
come TripAdvisor diventano determinanti per catturare i visitatori.

Esperienze partecipate e professionalizzazione degli addetti. Prestissimo tutti potranno entrare nei
musei e anche nelle cantine rimanendo a casa. La «realtà aumentata» manderà letteralmente in cenere
l’emozione di avvicinarsi alla Gioconda oppure di entrare nel sacrario dello Champagne di Dom
Pérignon. La visita fra le botti e la piccola degustazione finalizzata alla vendita non basterà più. I turisti
del vino chiederanno, in modo crescente, luoghi autentici e fortemente diversificati, esperienze uniche
capaci di arricchirli di informazioni e di emozioni, momenti in cui avere un ruolo attivo e usare tutti i
sensi, non solo la vista. Qualunque proposta va bene purché sia vera e coinvolgente: assaggi a lume di
candela, esperienze che abbinano suoni luci e vini, minicorsi di viticultura…

I wine lover rimarranno in rapporto con la cantina on line, contribuendo alle sue decisioni di crescita e
emozionandosi per le cose che avvengono.

Mettersi al passo di una simile evoluzione è un impegno consistente in tempo e competenze tecniche.
Le piccole cantine, che costituiscono la quasi totalità della struttura produttiva italiana, devono lavorare
per adeguarsi in fretta. La partita dell’enoturismo ci vede favoriti in termini di offerta e sfavoriti per la
pessima organizzazione. Pensare che la bellezza del paesaggio, la bontà dei vini e la piacevolezza
della cucina tipica basti è pura illusione. Neanche avventurarsi da soli serve, perché la dimensione del
mercato turistico rende invisibili le singole individualità. Per questo serve al più presto un sito come
quello francese e soprattutto un’azione di promo commercializzazione sotto il brand ITALIA. Tutti
speriamo che il Ministro Centinaio, che per la prima volta ha riunito nello stesso dicastero agricoltura e
turismo, faccia un piccolo miracolo e risolva la situazione. Sicuramente ci saranno cambiamenti a livello
aziendale, con l’arrivo nelle cantine di nuove professionalità capaci di parlare fluentemente le lingue
straniere, riorganizzare l’accoglienza e gestire la comunicazione social.

Sarà l’arrivo di questi professionisti con in tasca un diploma da sommelier e una laurea in lingue o in
comunicazione, insieme alla ristrutturazione delle proposte enoturistiche, la novità delle cantine aperte
al pubblico dei prossimi anni. Un maggior numero di strutture offriranno l’assaggio di cibi tipici abbinati al
vino e i locali di vendita e degustazione verranno realizzati da specialisti come i bar e i ristoranti.
Perderanno di autenticità ma saranno molto più funzionali. La proposta turistica si svilupperà sia in base
ai territori che secondo le tipologie.

Diversificazione dei turisti del vino. Il numero dei visitatori delle cantine crescerà. Aumenteranno le
donne che già oggi costituiscono la maggioranza degli enoturisti in California a Spagna. Aumenteranno
le agenzie di incoming che offrono winery tour in auto o minivan con autista-accompagnatore oppure in
bus con percorsi fissi in singole zone del vino. Aumenteranno soprattutto le esigenze dei visitatori per i
quelli sarà necessario predisporre visite della cantina diversificate: turisti del vino per caso più attratti da
l’aneddotica e dall’abbinamento cibo tipico – vino, turisti del vino classici desiderosi di visite individuali e
assaggi sterminati, super esperti o super ricchi ai quali offrire l’esperienza di bottiglie introvabili spiegate
personalmente dal proprietario.

Aumenteranno le famiglie, perché l’enoturismo sarà sempre più percepito come un escursionismo vicino
alla natura, interessante e adatto a tutti, persino agli astemi. Per questo sarà necessario creare
intrattenimenti per i bambini come un parco dedicato al vino in cui salire su un vero trattore. Così come
saranno più richieste esperienze permanenti, capaci di orientare la scelta su una specifica cantina: visita
dei vigneti a cavallo, il gioco degli abbinamenti vino-formaggio… Infine, in base a queste evoluzioni della
domanda turistica, spero che, fra cinque anni, le cantine aperte al pubblico saranno accessibili
soprattutto nel weekend.