Le opinioni delle associazioni: Nicola D’Auria, Presidente Movimento Turismo del Vino

Come cambierà il turismo enogastronomico nei prossimi cinque anni? Prevedere come cambierà il
turismo gastronomico e del vino nei prossimi cinque anni non è impresa semplice. I fattori che possono
incidere su quello che sarà il futuro di uno dei segmenti del settore attualmente più dinamico e in
ascesa, sono numerosi e variegati, andando dai trend socio culturali che influenzano il turista (eno o
food che sia), dall’impegno e dalla volontà delle singole aziende di investire in questo ambito, fino a,
ovviamente, gli iter legislativi e burocratici che l’Italia perseguirà, per sostenere e valorizzare lo sviluppo
del reparto.

Quando il Movimento Turismo del Vino è nato, nel 1993, non esistevano in Italia forme di turismo
organizzato imperniate sul vino, salvo qualche singolo caso privato. Negli anni, grazie anche all’attività
del Movimento Turismo del Vino, quella enologica è diventata una delle forme di turismo più
significative, contribuendo, non solo a diffondere la cultura del vino, ma anche a valorizzare il territorio e
le aziende. Ciò a cui stiamo assistendo è un cambiamento che coinvolge sia la domanda che l’offerta, le
quali, a loro volta, si specchiano e si influenzano vicendevolmente.

Il turista enogastronomico è, attualmente, un turista più curioso e maggiormente «coinvolto» rispetto ad
un semplice turista, tanto che la parola sulla quale abbiamo posto l’accento negli ultimi anni nei nostri
eventi è «emozionalità».

La capacità di raccontare una storia, di portare il cliente all’interno di una sfera quasi intima e raccolta
che è quella della tradizione familiare e del valore della terra coltivata generazione dopo generazione, è
la leva su cui puntare per valorizzare anche territori meno conosciuti e aziende più piccole.

Per fare ciò rimane, comunque, alla base l’offerta di una qualità tout court che spazi da quella del
prodotto a quella dell’accoglienza con attività e servizi ben organizzati, materiale informativo corretto e
personale ben qualificato.

Il futuro del turismo enogastronomico, e soprattutto enoturistico, comunque non può prescindere da una
precisa e chiara risoluzione della questione legislativa, solo allora si potrà capire che orizzonti potranno
aprirsi da qui a cinque anni.