Il turismo dell’olio oggi

La crescita del ruolo dell’enogastronomia nel turismo

In uno scenario che vede il turismo complessivamente in crescita nonostante le criticità economiche, il ruolo delle esperienze enogastronomiche si conferma tra i più dinamici e un driver di scelta sempre più rilevante. Le analisi dei principali osservatori internazionali concordano nel ritenere l’enogastronomia un’esperienza diffusa, quotidiana e trasversale.

 

L’Italia gode di una reputazione solida e distintiva in questo ambito: il cibo e il vino sono tra i principali driver che ne sostengono l’immagine a livello internazionale, insieme alla cultura. Questo riconoscimento rappresenta uno stimolo determinante per posizionare il Belpaese tra le principali mete per un viaggio a tema enogastronomico: oltre la metà dei turisti internazionali (56-81%) dichiara di voler vivere esperienze enogastronomiche in Italia nei prossimi tre anni, con picchi tra i francesi (70%) e nei mercati dell’area alpina (81%).

 

All’interno di questo contesto, l’olio EVO ha negli ultimi anni acquisito una riconoscibilità e una visibilità sempre maggiori nel turismo. Prodotto identitario del nostro Paese, con una filiera capillarmente diffusa lungo la Penisola, 619 mila imprese (Ismea Mercati, 2025) e oltre 500 cultivar censite (Gambero Rosso, 2025), un patrimonio unico a livello mondiale che coniuga valore produttivo, culturale e paesaggistico. L’oleoturismo ha registrato una crescita significativa sul mercato domestico: tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze a tema olio è aumentata complessivamente del 37,1%, a conferma di un interesse in rapida crescita.

 

Il valore dell’oleoturismo per la filiera produttiva e i territori

L’oleoturismo rappresenta una leva capace di rafforzare la filiera olivicola italiana, generando ricadute economiche che vanno oltre la sola vendita del prodotto. L’integrazione tra attività agricole e servizi turistici consente alle aziende di diversificare le fonti di reddito, affiancando la produzione con esperienze di visita, degustazione, conoscenza e narrazione.

 

Questo modello favorisce anche un incremento dei margini attraverso la vendita diretta, riducendo la dipendenza dai canali distributivi tradizionali, e può stimolare forme di collaborazione intersettoriale con i comparti della ricettività, della ristorazione e delle attrazioni territoriali, in primis culturali. Il fatto che l’oleoturismo possa svilupparsi lungo l’intero arco dell’anno contribuisce inoltre alla destagionalizzazione dei flussi turistici.

 

Il turismo dell’olio svolge anche un ruolo importante nel rafforzare il capitale sociale e identitario delle comunità rurali. L’esperienza turistica favorisce la trasmissione di saperi, pratiche e tradizioni legate all’olivicoltura, contribuendo a mantenere viva una cultura produttiva profondamente radicata nel territorio italiano. L’interesse per l’incontro diretto con i produttori durante la visita evidenzia un desiderio diffuso di autenticità e relazione, elementi che rafforzano il senso di appartenenza e l’orgoglio locale.

 

L’interesse che manifestano da parte dei turisti italiani e stranieri suggerisce inoltre che l’oleoturismo si presta a forme di fruizione inclusive, adatte a pubblici diversi e modulabili per livello di approfondimento e di personalizzazione, dalle proposte più accessibili a format a maggiore valore aggiunto.

 

Il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio approfondisce questa tendenza, offrendo una panoramica aggiornata e dettagliata del settore. L’elemento di novità è l’ampliamento dello studio, che nel 2023 aveva interessato esclusivamente il mercato domestico, ai principali mercati di prossimità dell’ItaliaFrancia, Germania, Austria e Svizzera –, consentendo di valutare l’interesse attuale e potenziale, nell’ottica di sostenere destinazioni e operatori nello sviluppo e nella valorizzazione dell’offerta oleoturistica.

 

Il paesaggio olivicolo: una risorsa primaria che si rigenera attraverso il turismo

Il paesaggio olivicolo riveste un ruolo centrale nel posizionamento dell’oleoturismo. L’elevato interesse dimostrato da italiani e stranieri per proposte legate alla sua scoperta ne conferma l’attrattività e il potenziale come risorsa turistica.

 

In questo senso, il turismo può diventare uno stimolo concreto alla tutela del paesaggio e al contrasto dell’abbandono agricolo, in particolare nelle aree interne. Se ben pianificato e gestito, favorisce il rafforzamento delle filiere corte, incentiva pratiche agronomiche più sostenibili e sostiene la conservazione della biodiversità olivicola, valorizzando anche cultivar meno diffuse ma fortemente identitarie. L’oleoturismo si configura come uno strumento di resilienza territoriale, capace di coniugare tutela ambientale e sviluppo economico.

 

Allo stesso tempo, il turismo dell’olio può fungere da leva di placemaking, contribuendo a ridefinire l’immagine e il posizionamento di territori meno noti, ma ricchi di valore produttivo e culturale. Il fatto che una quota rilevante di turisti scelga la destinazione in base alla qualità delle produzioni, più che alla notorietà del luogo, apre opportunità significative per aree marginali o interne.

 

La rigenerazione territoriale passa dall’integrazione tra patrimonio materiale (oliveti, frantoi, paesaggi), patrimonio immateriale (saperi, pratiche, identità locali) e innovazione esperienziale, attraverso nuovi format, strumenti digitali e modalità narrative capaci di rendere l’offerta accessibile e riconoscibile.

Testo estratto dal “Secondo Rapporto Turismo dell’Olio”