Gli italiani riconoscono nell’olio EVO un’eccellenza culturale e identitaria, ma la conoscenza delle cultivar resta limitata: un’opportunità concreta per l’oleoturismo educativo.
I prodotti più rappresentativi dell’Italia per gli italiani
Il vino, per gli italiani, è il prodotto più rappresentativo del nostro Paese, seguito dall’olio EVO (il 24% delle preferenze), dalla pizza (il 22%), dalla pasta (il 15%) e dai formaggi (il 11%). Sono queste, nell’immaginario collettivo nazionale, le icone enogastronomiche del Belpaese (Figura 1).
A questa ricchezza, si aggiunge la percezione diffusa di un patrimonio unico, genuino e di qualità, diffuso sull’intero territorio. Elementi che suggeriscono di valorizzare tutte le nostre eccellenze in sinergia per far vivere esperienze multisensoriali.
La conoscenza delle cultivar di olivo
Il livello di conoscenza delle cultivar di olivo tra gli italiani delinea un quadro in chiaroscuro. Da un lato, alla domanda di indicare almeno una varietà, il 47% degli intervistati fornisce una risposta con valori che tendono ad aumentare con l’età. Dall’altro, una quota consistente della popolazione dichiara di non conoscere alcuna cultivar (33%), mentre un ulteriore 20% non sa indicarne una (Tabella 11).
Si osserva quindi una conoscenza parziale del ricco patrimonio olivicolo nazionale, che conta circa 500 cultivar, a conferma dell’importanza di avvicinare un pubblico più ampio alla cultura dell’olio, anche attraverso esperienze oleoturistiche con finalità educative.
Passando dall’ampiezza della conoscenza alla tipologia delle varietà citate, emergono alcuni elementi di attenzione che sembrano ridurre la reale profondità delle competenze dichiarate (Tabella 12). In particolare, l’8% degli intervistati indica marchi commerciali anziché cultivar: un segnale di fraintendimento tra la varietà e il prodotto finale dell’azienda, che conferma l’esigenza di rafforzare la consapevolezza del consumatore e del turista.
Tra le cultivar correttamente citate, Leccino risulta la più conosciuta (13%), grazie alla diffusione su vasta parte del territorio nazionale. Seguono la Taggiasca (11%), tipica del Ponente ligure e della provincia di Imperia, e il Frantoio (8%), presente in diverse regioni. Percentuali più contenute caratterizzano cultivar territoriali quali Coratina (6%), Nocellara del Belice (3%) e Moraiolo (3%), mentre le altre risultano meno familiari al grande pubblico.
3.3| L’interesse verso la scoperta dell’olio EVO
L’olio extravergine di oliva è considerato un’eccellenza, rappresentativa del paesaggio e del patrimonio culturale dell’Italia e del Mediterraneo, da 7 italiani su 10 (Tabella 13). Questo dato evidenzia un riconoscimento diffuso del valore identitario dell’olio EVO, che supera la sua dimensione alimentare e diventa parte integrante del patrimonio materiale e immateriale del Paese.
Coerentemente con questa visione, il 61% degli italiani ritiene che l’olivicoltura possa contribuire allo sviluppo di un turismo sostenibile nel proprio territorio. Tuttavia, la familiarità con le produzioni locali rappresenta un punto critico: solo il 43% dichiara di conoscere l’olivicoltura della propria zona e di aver visitato oliveti o frantoi, confermando il gap informativo già rilevato nella sezione precedente.
Le differenze generazionali risultano, nel complesso, contenute, ma meritano attenzione. I più giovani (18–24 anni) mostrano una minore consapevolezza del ruolo culturale dell’olio EVO e una conoscenza più limitata delle produzioni del territorio. La situazione cambia nella fascia 25–34 anni, in cui si registra una maggiore esperienza diretta: il 50% afferma di conoscere la produzione olivicola locale e di aver già visitato oliveti o frantoi, rispetto a una media nazionale del 43%.
Dai risultati emerge un forte interesse degli italiani ad approfondire la conoscenza dell’olio EVO (Tabella 14). L’aspetto più rilevante riguarda la dimensione salutistica: il 65% dichiara di voler ricevere maggiori informazioni sui benefici per la salute legati al consumo quotidiano dell’olio extravergine di oliva.
Un interesse altrettanto significativo riguarda il patrimonio varietale: nonostante la conoscenza effettiva delle cultivar sia limitata, il 60% degli intervistati vorrebbe comprenderne meglio le caratteristiche, le differenze qualitative e le specificità territoriali. Emerge, inoltre, una sensibilità diffusa per la dimensione identitaria dell’olivo, con il 60% che manifesta il desiderio di scoprire il valore culturale, storico e paesaggistico dell’olivo nel proprio territorio. A questi aspetti si aggiunge un interesse per contenuti di natura più tecnica: il 56% vorrebbe conoscere le principali caratteristiche e i parametri di analisi organolettica dell’olio EVO.
Le differenze generazionali, pur presenti, non modificano il quadro generale. Anche i giovani mostrano un interesse non trascurabile per le cultivar e gli aspetti culturali (52–57% tra i 18–24 anni), pur con livelli più bassi rispetto alle fasce mature, mentre gli over 65 risultano più sensibili ai temi salutistici (79%). Nel complesso emerge un’immagine chiara: l’olio EVO è percepito come un prodotto che va oltre l’uso alimentare, suscitando curiosità per i suoi benefici, la biodiversità varietale, le caratteristiche organolettiche e il suo valore culturale. Questo interesse diffuso rappresenta un terreno fertile per percorsi di approfondimento, attività divulgative e proposte oleoturistiche orientate alla conoscenza.





Testo estratto dal “Secondo Rapporto Turismo dell’Olio”


