Paesaggio e paesi Italiani

Rossano Pazzagli, Università degli studi del Molise

Il paesaggio è lo specchio del Paese, della sua storia e della sua identità. È il racconto vivo di ciò che siamo stati, la testimonianza di quello che siamo e forse anche l’annuncio di ciò che saremo.

Emilio Sereni, grande storico del paesaggio agrario italiano, scrisse che «il paesaggio è il farsi di una società in un certo territorio» grazie ai segni che l’uomo, in quanto agricoltore e allevatore, ha impresso sulla natura.

Da qui deriva la diversità e la bellezza dei paesaggi italiani, il mosaico regionale dei campi, dei pascoli, dei boschi, delle case e dei paesi. Il rapporto città-campagna è un tratto caratteristico della storia italiana, un costante dialogo tra urbano e rurale che, seppure con toni diversi da nord a sud, ha rappresentato uno scambio continuo di lavoro, beni alimentari, risorse energetiche, saperi e stili di vita.

Questo rapporto, entrato in crisi nella seconda metà del ‘900, ha bisogno di essere rilanciato e proprio il turismo enogastronomico può costituire una leva significativa per riannodare i fili di un dialogo spezzato. Il paesaggio, tutelato dalla Costituzione (art. 9), dalla Convenzione europea sul paesaggio e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, rappresenta un fattore di identità territoriale e una risorsa di primaria importanza per la Nazione e per le comunità locali.

Nel paesaggio ci stanno i paesi. Le campagne contengono i prodotti, base del cibo e del vino dei ristoranti e delle enoteche ubicati nei centri urbani piccoli e grandi di ogni regione; l’agriturismo è espressione della multifunzionalità agricola e al tempo stesso promuove l’integrazione delle varie componenti dell’offerta turistica (enogastronomia, paesaggio, beni culturali, centri storici…). Le strade del vino, dell’olio e dei sapori sono circuiti che rimettono in relazione mondo urbano e mondo rurale. Il paesaggio è, dunque, risorsa apicale, nel senso che consente di leggerle tutte. Guardare il paesaggio è un’esperienza sensoriale che accompagna la degustazione dei prodotti.

Il Paesaggio agrario

Mangiare e bere sono atti paesaggistici. L’agricoltura producendo cibo – soprattutto cereali, vino e olio – ha generato paesaggio. Le forme dei campi, i colori delle colture nelle diverse stagioni, le tecniche di lavorazione, le pratiche di allevamento, le tipologie dell’insediamento umano e le infrastrutturale rurali diffuse, sono gli aspetti più evidenti di questo processo generativo di lungo periodo, sulla base del quale si fa patrimonio, risorsa, cornice indispensabile delle pratiche enogastronomiche nelle loro diverse espressioni.

L’Italia è un prisma nel quale la diversità dei paesaggi riflette la pluralità dei sistemi agricoli di tempo in tempo adottati: le fresche valli alpine, con i piccoli nuclei abitativi circondati da un’area di coltivazione e poi da pascoli e terre comuni con una organizzazione aziendale di tipo silvo-pastorale, alle terre aride della Sardegna in cui si alternano macchia mediterranea, seminativi e pascoli per le pecore, si può rilevare una pronunciata varietà di paesaggi.

Tra questi spiccano quelli principali della cascina padana al Nord, del podere mezzadrile nell’Italia centrale e delle masserie inserite nel latifondo del Mezzogiorno. Nel centro-nord l’insediamento sparso delle case coloniche, legato soprattutto alla mezzadria e alla coltura promiscua, ha dato vita a un paesaggio più urbanizzato, mentre nel Sud la persistenza della realtà feudale del latifondo ha lasciato in eredità un paesaggio più estensivo, una campagna vuota con l’accentramento dei contadini nelle borgate rurali (agrotowns) da cui ogni giorno si partiva (e si parte) per andare e tornare dal lavoro dei campi.

Un Paese di paesi

L’Italia è un Paese di paesi. I borghi sparsi di pianura, le case ammucchiate sulla cima dei colli, i paesi aggrappati alle rocce dei monti, i villaggi diffusi dell’Italia contadina e le migliaia di contrade che dal Sud al Nord punteggiano il territorio costituiscono un patrimonio culturale diffuso, contenitori di risorse paesaggistiche e enogastronomiche che sono parte essenziale dell’offerta turistica italiana, attrattori di un turismo sostenibile basato sull’esperienza, la condivisione e l’incontro.

Una sorta di utile contrappeso all’esasperazione del turismo di massa sulle coste e nelle città d’arte, l’altra faccia dell’Italia da gustare e da vivere. Al 1 gennaio 2019 i Comuni con meno di 5.000 abitanti sono il 69,5% del totale (5.498 su 7.914) e ben 1.950 ne contano meno di 1.000 (24,6%). Il ….. per cento dei comuni dell’Associazione nazionale «Città del Vino» hanno una popolazione inferiore a…… Al club dei «Borghi più belli d’Italia» sono stati finora ammessi circa 300 paesi per i quali la popolazione del centro storico o della contrada non supera i 2.000 abitanti.

Anche il marchio di qualità turistico-ambientale «Bandiera arancione», attribuito dal Touring Club Italiano a 241 località dell’entroterra riguarda località il cui comune non ecceda i 15.000 abitanti. Si dice che sono piccoli, ma sono grandi: non solo come superficie, ma anche per il patrimonio ambientale e culturale che possiedono, per il valore paesaggistico e gastronomico del territorio.

A lungo, nel processo di sviluppo economico italiano, ci siamo dimenticati di loro e specialmente le aree interne sono state investite da una deriva, dall’esodo rurale e da una perdita di popolazione, attività, servii, funzioni. In questa vasta Italia, ingiustamente definita «minore», qualcosa deve succedere ancora.

Grazie al patrimonio, alle superstiti o ritrovate economie agro-pastorali e alla funzione ambientale (ecosistemica) di tali aree, Il turismo enogastronomico sta trovando qui un privilegiato terreno di espressione, divenendo anche strumento per una rinascita dei territori abbandonati, dimenticati e delusi, ma pieni di autentica bellezza.