Tendenze e turismo 2017: low cost & sharing economy

SHARING ECONOMY

Il termine sharing economy (“consumo collaborativo”) sta ad indicare una nuova modalità di consumo più consapevole e basata sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà. L’impasse che i modelli tradizionali di scambio e redistribuzione stanno attraversando la crescente pervasività dei social media e delle nuove tecnologie ne hanno sicuramente favorito la diffusione.

Tuttavia, sotto il cappello della sharing economy oggi ricadono forme e prassi di condivisione e collaborazione molto diverse tra di loro, talune anche lontane dal modello iniziale. Basti pensare ai nuovi colossi dell’intermediazione come Uber e AirBnB, il cui valore economico nel giro di pochi anni è cresciuto a dismisura.

Il turismo è risultato essere uno dei settori maggiormente influenzati dall’espansione di questa nuova modalità di consumo. Negli ultimi anni sono nate nuove tipologie di alloggio in seguito all’affermazione di AirBnb e Wimdu, nuove modalità di viaggio grazie ad Uber e Lyft e nuove esperienze culinarie con la diffusione del fenomeno del social eating. Il loro successo nasce dalla capacità di rispondere ai nuovi bisogni dei turisti, fornendo al contempo servizi a un prezzo più competitivo rispetto ai competitor tradizionali anche grazie ai minori costi di entrata sul mercato.

Tuttavia, è necessario ricordare come spesso queste pratiche non siano regolamentate, favorendo quindi la nascita di situazioni di “concorrenza sleale” che possono andare a discapito degli stessi turisti.

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IL FENOMENO LOW COST

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Il modello di business low cost è da considerarsi un fenomeno che sta incidendo fortemente sulla struttura del mercato di numerosi settori. La garanzia di prezzi più bassi attraverso un controllo serrato dei costi e l’eliminazione dei servizi accessori, disponibili solo a pagamento, sarà ancora una delle principali tendenze dei prossimi anni.

Le compagnie aeree sono state le prime ad adottare questo modello in seguito alla liberalizzazione del trasporto aereo, avvenuta prima negli Stati Uniti e poi in Europa. Inizialmente sottovalutate, queste compagnie hanno rapidamente conquistato il mercato: basti pensare che nel 2015 il 48% del traffico aereo in Italia – quasi 76 milioni di passeggeri – era in mano a vettori low cost. E in alcuni aeroporti, fra cui Bergamo-Orio al Serio, questa quota superava il 90%.

Nel 2016 i principali vettori low cost europei (Ryanair e Easyjet) hanno trasportato quasi 200 milioni di persone, con una crescita sensibile rispetto all’anno precedente. Aumenti a due cifre anche per altre low cost del Vecchio Continente nel 2016, come Norwegian, Wizz eAir e Vueling. Il numero dei passeggeri potrebbe crescere ulteriormente quando verranno attivati i voli oltreoceano tra Europa e America del Nord.

Negli ultimi anni il modello low cost è stato adottato anche da altre attività turistiche. Pensiamo alle strutture ricettive, ai tour operator, al noleggio di automobili, … che oggi possono e sanno offrire prezzi ribassati grazie ai costi inferiori e un servizio di qualità nonostante il minor numero di dipendenti. Ad esempio, in tutta Europa ci sono oltre 5 mila budget hotel, concentrati per lo più in Spagna, Francia e Inghilterra.

Si tratta di un cambiamento che si è reso necessario anche in seguito alla recente crisi economica, che ha profondamente modificato le abitudini delle persone. Oggi il consumatore è più consapevole, più attento nella scelta dei prodotti e disponibile a pagare solo per ciò che effettivamente consuma.

La sfida per il prossimo futuro è quindi riuscire a fidelizzare una clientela molto esigente ma che spende poco.