Innovazione nel turismo come co-creazione di valore cross-fertilizzato | Marcantonio Ruisi – Università degli Studi di Palermo

Analizzando i trend della domanda e l’organizzazione dell’offerta turistica enogastronomica legata alla fruizione degli ultimi 3-5 anni, anche a livello internazionale, si registra una sempre più sostenuta ridefinizione del turismo verso modalità ibride “crossfertilizzate” e sempre più partecipate dal basso.

 

Il turista come protagonista: innovazione e co-design dell’esperienza turistica

 

L’innovazione dell’offerta appare declinarsi non solo in ottica incrementale, aggiungendo sempre nuovi servizi al core business, ma anche in modalità breakthrough creando prodotti nuovi come precipitato di parti componenti provenienti da altri settori economici più o meno limitrofi (agrifood, intrattenimento, salute, sport, hobby, ecc.) che si vanno reciprocamente a contaminare e che consentono di definire proposte (“oceano blu”, Kim e Mauborgne 2005) potenzialmente aperte a pubblici inediti, partendo dal riscontro di fabbisogni di una domanda che manifesta un crescente desiderio di protagonismo attivo, quello che porta il visitatore a ricoprire il ruolo di prosumer, sia come “visit-attore” che “visit-autore”.

 

Il turista pretende sempre più di essere soggetto attivo e coinvolto nell’esperienza di fruizione turistica, e questo richiede un design dell’offerta che vada oltre il mero storytelling per abbracciare la progettazione di uno storydoing (pescaturismo, coinvolgimento nella raccolta di prodotti della terra, in alcune fasi artigianali di trasformazione, nella preparazione diretta di pietanze, nell’allestimento di un evento, ecc.). Il turista inoltre e non di rado ambisce, più o meno consapevolmente, a contribuire alla scrittura, al design, della stessa esperienza turistica, alimentando di fatto l’effetto “Ikea”, l’effetto “l’ho fatto io” che genera forte engagement, seppur la contribuzione può riguardare solo uno o pochi moduli dell’intero prodotto turistico, del package che si va a delineare.

 

Sul piano dell’offerta e a livello di più ampia destinazione turistica, il design potrebbe anche svilupparsi a partire dal coinvolgimento della cittadinanza locale e dei visitatori (cittadini temporanei) attraverso il supporto di organizzazioni a base plurisoggettiva, anche coagulate e supportate grazie a nuove infrastrutture tecnologiche come quelle riconducibili alle DAO (Decentralized Autonomous Organization) che si esprimono tramite piattaforme che sfruttano la blockchain.

 

La progettazione dell’offerta territoriale viene allora a definirsi grazie all’attivazione di un’intelligenza collettiva esercitata in ottica bottom-up, secondo modelli fluidi (e non rigidamente formalizzati come in una tradizionale DMO) ma comunque concertati con una vision che si va dinamicamente delineando.

 

Intervento tratto dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025.