Il Turismo Enogastronomico, fattore strategico per lo sviluppo rurale e per le aree interne | Fabio Del Bravo – ISMEA

Parlare di turismo enogastronomico vuol dire riconoscere il ruolo di primaria importanza giocato, nel nostro Paese, dalle tante eccellenze agroalimentari e vitivinicole che, oltre ad essere espressione della grande biodiversità presente nei territori rurali, sono intrinsecamente collegate al «saper fare» delle comunità in seno alle quali tali prodotti trovano origine. In questo senso, cibi e vini possono trasformarsi – e, in molti casi, si sono già trasformati – in potenti leve strategiche per lo sviluppo integrato dei luoghi di produzione, quasi sempre coincidenti con aree rurali, svolgendo inoltre la funzione di veri e propri catalizzatori per la valorizzazione dell’intero patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale.

 

Questo modello di sviluppo, che l’Italia ha saputo costruire intorno alla fruizione turistica dei suoi territori, trova l’espressione più tangibile nel sistema delle Indicazioni Geografiche, per le quali l’Italia detiene il primato a livello mondiale con 860 prodotti riconosciuti tra DOP e IGP, il 60% dei quali rappresentati da vini. Produzioni che, in quanto non delocalizzabili, giocano un ruolo centrale nel certificare la connessione tra la qualità del prodotto e il suo areale d’origine, fornendo al «turista DOP» una garanzia del legame indissolubile grazie al quale l’autenticità dei prodotti e dei luoghi si intreccia all’esperienza di viaggio.

 

Autenticità e territorio: il ruolo delle aree rurali

 

Questa domanda di autenticità trova una risposta ideale proprio nei territori più remoti, spesso caratterizzati da un’agricoltura estensiva e multifunzionale, oltre che da tradizioni consolidate e paesaggi non interessati dal turismo di massa. In questi luoghi, alla presenza di eccellenze enogastronomiche locali si affianca, quasi sempre, una dimensione marcatamente esperienziale, assicurata dalla diffusa presenza di fattori di attrazione culturali, paesaggistici e ambientali come parchi nazionali e regionali, riserve e aree naturali protette, siti FAI e UNESCO, solo per elencare i principali.

 

L’attuale Politica Agricola Comune (PAC) dedica un obiettivo specifico (OS8) proprio alla vitalità delle aree rurali, con l’intento di promuoverne la crescita, lo sviluppo e la resilienza, anche attraverso il sostegno dell’occupazione giovanile e femminile. A tal fine, nell’ambito dello Sviluppo Rurale, le aree a maggior grado di ruralità possono generalmente godere di una maggiore intensità nel sostegno agli investimenti e di un premio più alto per i nuovi insediamenti di giovani agricoltori. A ciò si aggiungano, a titolo esemplificativo, gli interventi specifici come la strategia LEADER, attuata tramite i Gruppi di Azione Locale (GAL), il sostegno alle zone montane e quello agli investimenti per la diversificazione in attività multifunzionali come l’agriturismo, le fattorie didattiche e sociali. Tutte misure tese, principalmente, a garantire, con la diversificazione delle fonti di reddito, la sostenibilità economica dell’attività agricola nelle aree rurali ma che, contestualmente, contribuiscono anche alla valorizzazione del capitale umano e territoriale.

 

I territori che, forse più di altri, possono beneficiare di questo tipo di politiche sono quelli delle Aree Interne, coperti da una specifica Strategia Nazionale (SNAI), che costituiscono circa il sessanta per cento del territorio italiano. Tali aree hanno subìto, nel corso del tempo, significativi processi di marginalizzazione e sono contraddistinti da profonde disuguaglianze di tipo economico, sociale e territoriale connesse soprattutto alla distanza dai servizi essenziali e di cittadinanza.

 

Pur senza ignorare che, per il rilancio delle Aree Interne, è certamente necessaria un’azione integrata complessa, che non può prescindere da un coinvolgimento istituzionale sia a livello centrale che locale, è interessante notare come in molte di esse risieda un ottimo potenziale in termini di biodiversità agricola, saperi tradizionali e patrimonio storico-culturale. Caratteristiche, queste ultime, che rendono plausibile immaginare che una inversione di tendenza in questi territori possa prendere il via proprio dal rilancio dell’agricoltura e del turismo.

 

Limitando l’osservazione ai Comuni delle Aree Interne più marginali, cioè quelli classificati come periferici e ultraperiferici, si scopre, infatti, che circa il 90% di essi sono anche classificati come rurali. La rivitalizzazione in chiave turistica dei luoghi di produzione agricola, se sostenuta attraverso più ampie azioni di sistema, può dunque essere un fattore chiave per contrastare lo spopolamento di questi territori e generare nuove opportunità lavorative, in particolare per i giovani. Il turismo enogastronomico può quindi rappresentare uno strumento concreto per contribuire a trasformare la distanza dai centri urbani in un fattore di pregio, garantendo così agli abitanti il “diritto a restare” e consentendo agli imprenditori agricoli di continuare a svolgere la funzione di custodi dei territori e dell’identità locale.

 

Il turismo enogastronomico, con le sue radici profonde nell’agricoltura, rappresenta senza dubbio un’opportunità di sviluppo territoriale di grande rilievo per tutti i territori rurali italiani e in molti casi le “destinazioni” lo hanno compreso già da tempo, trasformandolo in una potente leva di marketing capace di alimentare lo sviluppo di un tessuto produttivo e di un’offerta turistica di elevata qualità.

 

Nonostante le numerose esperienze, esistono ampie aree del territorio dove ciò non è ancora avvenuto e tale modalità di sviluppo rimane potenziale. In queste aree, è molto spesso possibile intraprendere iniziative per un cambiamento culturale nell’approccio al territorio che, se gestito attraverso la cooperazione intersettoriale e una visione orientata alla sostenibilità, può trasformare la ricchezza rurale in un fattore competitivo, garantendo, al contempo, il sostegno delle attività agricole, la conservazione del paesaggio e la vitalità delle comunità locali.

 

Intervento tratto dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025.