Generazione Z, viaggi positivi e cultura della viralità nel turismo enogastronomico

Per dialogare con la Generazione Z non basta aggiornare l’offerta: occorre ripensare linguaggi e narrazioni.

 

Il turismo enogastronomico non può limitarsi a rinnovare l’offerta: deve ripensare il proprio linguaggio.

 

Il viaggiatore contemporaneo cerca esperienze positive, capaci di generare emozioni autentiche, senso di connessione e gratitudine verso i luoghi e le persone. In questo contesto, la Generazione Z – la più ricca, istruita e digitalmente attiva di sempre – rappresenta un target di fondamentale importanza. È una generazione che seleziona i brand in base ai valori, alla coerenza e all’impatto sociale; che predilige esperienze sostenibili, ma anche narrazioni visive, brevi e coinvolgenti, costruite per essere condivise.

 

Eppure, i numeri mostrano un ritardo evidente: la percentuale di imprese enoturistiche italiane presenti su TikTok o YouTube è ancora marginale, nonostante siano le piattaforme più frequentate dalle nuove generazioni. Dialogare con i giovani significa oggi entrare nei loro spazi digitali, adottare linguaggi più diretti e forme narrative più esperienziali: video autentici, storytelling partecipato, micro-contenuti che raccontano il lavoro, la terra e la creatività italiana.

 

Le esperienze di edutainment – che uniscono intrattenimento ed educazione – sono strumenti fondamentali per educare al gusto e far amare la cucina italiana ai più giovani, trasformandoli in ambasciatori consapevoli del nostro patrimonio. Ma per riuscirci serve un cambio di scala: una strategia coordinata di comunicazione digitale, capace di rendere virali i nostri prodotti, le nostre ricette, le nostre storie artigiane e agricole.

 

Bisogna mostrare che l’innovazione è già dentro la nostra tradizione: che un drone può controllare un gregge in montagna, che l’unione tra agricoltura e inclusione sociale può generare imprese straordinarie, che il cibo e il turismo possono far dialogare un pastore sardo o un casaro emiliano con visitatori di ogni parte del mondo. Un semplice video della lavorazione de su Filindeu, la pasta delle nonne di Nuoro, può diventare un fenomeno virale (BBC) e far conoscere un patrimonio invisibile a milioni di persone.

 

La Corea del Sud ci ha dimostrato che con una strategia culturale coerente e investimenti mirati si può conquistare il mondo con la musica, la moda o la cosmetica. L’Italia dispone di un capitale culturale e gastronomico infinitamente più ricco: dobbiamo però imparare a comunicarlo con visione contemporanea, parlando il linguaggio delle nuove generazioni.

 

Forse serve meno retorica e più azione: meno eventi autocelebrativi e più programmi concreti per preservare e diffondere le ricette, i saperi e i mestieri che ci rendono unici. Perché non un po’ meno eventi per celebrare la candidatura della cucina italiana all’Unesco, ma più azioni per preservarla.

 

DECISIONE E PRENOTAZIONE: ISPIRAZIONE DIGITALE E FIDUCIA PERSONALE

Il processo decisionale si basa sulla consultazione di una pluralità di strumenti. Il passaparola tradizionale rimane la fonte più influente (52–60%), grazie alla fiducia che i consigli di parenti e amici suscitano. Anche programmi televisivi e film hanno assunto un ruolo crescente (32–44%): rispetto al 2020, la loro influenza è aumentata di 13–16 punti percentuali tra francesi, britannici e statunitensi (Stone at al. 2020). Un’ulteriore conferma dell’ascesa del fenomeno del set-jetting – il viaggio alla scoperta dei luoghi protagonisti di film e serie – applicato anche al turismo enogastronomico. Il digitale svolge un ruolo centrale nel momento dell’ispirazione: dai portali specializzati ai social media – in particolare Instagram (23–34%) e YouTube (21–28%) – i contenuti online offrono spunti e stimoli per la scelta della destinazione. Tuttavia, il livello di fiducia percepito rimane inferiore rispetto alle fonti personali o professionali.

 

Lo stesso processo di prenotazione è ormai fortemente digitalizzato: circa un terzo dei turisti utilizza portali di esperienze o siti web della destinazione, sia prima della partenza sia durante il viaggio. Il ricorso alle agenzie di viaggio tradizionali resta rilevante negli Stati Uniti, mentre la prenotazione “in loco” è molto più frequente in Germania (39%) e nel Regno Unito (37%), a fronte di valori più bassi in Francia (18%). Questo dato può indicare un approccio più neutro del mercato tedesco verso le esperienze enogastronomiche – in linea con una fruizione inferiore rispetto agli altri mercati.

 

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UNA STRATEGIA CULTURALE NAZIONALE PER ESPORTARE LA GASTRONOMIA E L’IDENTITÀ DEL PAESE – Corea del Sud

 

Negli ultimi vent’anni la Corea del Sud ha costruito una delle più solide strategie di promozione culturale e turistica a livello globale. Attraverso una visione integrata che unisce cultura, intrattenimento, gastronomia e innovazione, il governo ha trasformato la cosiddetta K-Wave (o Hallyu) in un modello di sviluppo economico e reputazionale fondato sulla cultura e sulla creatività.

 

L’obiettivo è stato chiaro sin dall’inizio: fare della cultura coreana — musica, cinema, design, bellezza e cucina — un potente strumento di diplomazia economica e attrattività turistica.

 

Un piano strategico e un investimento continuativo

A partire dai primi anni Duemila, il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo (MCST) ha definito un piano pluriennale per sostenere la diffusione internazionale della cultura coreana e delle industrie creative, con risorse dedicate e obiettivi misurabili.

 

Nel solo 2023 sono stati stanziati circa 620 milioni di euro per la promozione della cultura e della gastronomia coreana all’estero; nel 2024 il budget complessivo per la cultural diplomacy ha superato 1,2 miliardi di euro, includendo programmi di export culturale, festival, promozione del turismo esperienziale e formazione di giovani talenti.

 

Questa politica ha creato una filiera integrata che collega produzione culturale, export e turismo, sostenuta da una rete di agenzie specializzate e centri di ricerca. La pianificazione è di lungo periodo: gli investimenti vengono distribuiti in cicli triennali, e i risultati monitorati attraverso indicatori di impatto economico e reputazionale.

 

Dal K-pop al K-food: la cultura come sistema economico

 

Il successo internazionale del K-pop, delle serie televisive e del cinema coreano, dello skin care non è frutto di dinamiche spontanee, ma il risultato di un modello orientato all’internazionalizzazione.

Queste azioni hanno prodotto un impatto concreto: secondo il Ministero del Turismo coreano, oltre il 60% dei turisti internazionali nel 2024 ha dichiarato di aver scelto la Corea anche per vivere.

 

K-food
K-food

 

Suggerimenti per l’Italia

 

Il caso coreano dimostra come la promozione gastronomica possa diventare parte integrante di una politica industriale culturale.

 

L’Italia, che dispone di un patrimonio agroalimentare e creativo incomparabile, potrebbe trarre ispirazione da questo modello adottando una strategia nazionale di medio-lungo periodo, con fondi pluriennali dedicati alla promozione internazionale della cucina italiana, delle ricette tradizionali e delle esperienze enogastronomiche.

 

Ciò implicherebbe una governance integrata tra cultura, turismo e agricoltura, una forte dimensione digitale e una pianificazione orientata ai giovani e alla comunicazione contemporanea.

 

Così come la Corea ha costruito la propria “K-Wave” con un investimento annuo superiore al miliardo di euro, l’Italia potrebbe sviluppare una vera e propria “Italian Wave”, capace di raccontare nel mondo i valori, le tradizioni e la modernità della cucina italiana, trasformandoli in una leva di sviluppo economico, culturale e turistico.

 

NUOVI LINGUAGGI PER LA GENERAZIONE Z – Bordeaux e Borgogna, Francia

 

Le regioni di Bordeaux e Borgogna stanno ridefinendo la comunicazione del vino, fondendo tradizione e linguaggi digitali per raggiungere le nuove generazioni di consumatori.

 

A Bordeaux, la campagna globale “Join the Bordeaux Crew” (CIVB, 2024–2025) ha introdotto un tono più accessibile e partecipativo, mettendo al centro giovani vignaioli e nuove comunità del vino. Video verticali, format brevi e storytelling “dietro le quinte” raccontano un’identità collettiva fatta di autenticità, lavoro e passione. L’obiettivo è ricostruire fiducia e interesse tra le fasce più giovani.

 

Anche la Borgogna, con la campagna “Feeling Bourgogne” (BIVB, 2024–2025), promuove short film emozionali rivolti ai mercati esteri, fondati su convivialità e quotidianità. Il messaggio si sposta dal terroir alla relazione tra persone e territori, adottando linguaggi visivi più fluidi e digitalizzati.

 

Join The Bordeaux Crew
Join The Bordeaux Crew

 

Perché conta

 

In una fase di forte difficoltà per il comparto vitivinicolo, questo cambio di paradigma rappresenta un tentativo di reagire e innovare la narrazione del vino. Si passa da un racconto centrato sul terroir a una comunicazione esperienziale e valoriale, capace di coinvolgere le nuove generazioni. Il linguaggio visivo e accessibile diventa così un ponte tra memoria e innovazione, restituendo al vino la forza di simbolo culturale contemporaneo.

 

Suggerimenti per l’Italia

 

Coinvolgimento di creator under 30 come ambasciatori; Format brevi e coerenti per piattaforme social e AI.

 

BASTA CHE SIA PASTA. LA SFOGLINA DIGITALE CHE INSEGNA L’ARTE DELLA TRADIZIONE – Italia

 

Elena Spisni, trentenne bolognese, rappresenta un nuovo modello di artigiana-imprenditrice che unisce tradizione, comunicazione e formazione digitale. Cresciuta tra le sfogline di casa – una nonna emiliana e una romagnola – ha trasformato il gesto quotidiano del tirare la sfoglia in un linguaggio contemporaneo e globale. Dopo il master in Giornalismo e Comunicazione del Gambero Rosso, da cui nasce il progetto “Basta che sia pasta”, Elena lascia il lavoro nella comunicazione food & beverage per dedicarsi interamente alla pasta fresca, avviando un percorso professionale come insegnante e content creator.

 

Oggi tiene corsi di pasta fresca in Italia e all’estero – dalle cucine della Gambero Rosso Academy alle piazze e agli stadi – e raggiunge una community di oltre 250.000 follower che segue le sue lezioni online e in presenza.

 

Basta che sia pasta
Elena Spisni

 

Perché conta

 

La storia di Elena Spisni mostra come l’artigianato alimentare possa rigenerarsi grazie alle competenze digitali e alla narrazione personale. La sfoglina diventa ambasciatrice di un patrimonio immateriale, capace di coniugare formazione, esperienza e storytelling. È un esempio di microimprenditorialità culturale che unisce heritage, didattica e comunicazione, valorizzando la cultura gastronomica italiana con linguaggi accessibili e intergenerazionali.

 

Suggerimenti per l’Italia

 

Coinvolgimento di creator under 30 come ambasciatori; Format brevi e coerenti per piattaforme social e AI; Far appassionare le giovani generazioni alla cucine ed alla gastronomia del Bel Paese.

 

Questo articolo è tratto dal “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025”.