Il cibo può raccontare molte storie. Numerosi Paesi e regioni lo utilizzano per attrarre visitatori e creare esperienze indimenticabili.
Le ricerche precedenti si sono concentrate sul cibo come merce economica, ma gli approcci più recenti lo riconoscono come veicolo di comunicazione culturale, componente dell’esperienza turistica e fattore di motivazione, nonché elemento che influisce sulle destinazioni. Tenendo conto di ciò, la Bielorussia ha deciso di utilizzare il cibo come strumento di costruzione dell’identità nazionale e di sviluppo di nuovi brand.
Questo Paese non ha mai avuto una forte identità culinaria autonoma: ha assorbito le tradizioni locali e quelle dei Paesi vicini — polacche, lituane, ucraine, lettoni, russe e della comunità ebraica che qui ha vissuto per secoli. La Bielorussia è così diventata una sorta di crogiolo, capace di generare un sapore unico e locale. Tuttavia, un alimento è divenuto estremamente popolare e oggi è inseparabile dall’identità bielorussa: la patata. Gli abitanti sono perfino soprannominati “bulbashi”, dal termine locale bulba, che significa appunto patata.
L’Agenzia Nazionale del Turismo ha sviluppato un nuovo brand nazionale fondato proprio sulla patata.
La Bielorussia ha lanciato un nuovo marchio ufficiale del turismo, che utilizza il fiore della patata come simbolo centrale, scelto per il suo profondo legame con l’identità nazionale, l’unicità culturale e la facile riconoscibilità. Il brand mira a reinterpretare la patata — alimento di base — come simbolo di bellezza e agricoltura, enfatizzando l’intero percorso “dal campo alla tavola”.
Un’altra idea affascinante è quella di rappresentare la Bielorussia attraverso il pancake di patate (dranik), con il concept “Dranikland”, ideato dal celebre artista Vladimir Tsesler. Tutte queste proposte di design risultano fresche e attrattive, sia per i residenti che per i turisti.
In Bielorussia si contano 250 caffè e ristoranti di cucina nazionale, tutti con i draniki nel menù. Esistono inoltre oltre 500 piatti diversi a base di patate: salsicce di patate (kishka), patate grattugiate e stufate (babka), gnocchi di patate ripieni di carne (klioyski), e molti altri. Persino i dolci si ispirano alla patata, come la torta “potato”. Anche i caffè francesi locali includono dessert a forma di patata nei propri menù.
La vodka bielorussa “Bulbash” e numerosi locali con nomi come “Bulb” e “Bulbashi” testimoniano la diffusione di questo simbolo. I piatti a base di patate sono stati ufficialmente registrati come parte del patrimonio immateriale del Paese.
Molti Paesi consumano pancake di patate — come Israele durante Hanukkah, Germania, Polonia, Lituania, Svezia e Svizzera — ma in Bielorussia i draniki vengono farciti con funghi, carne, ricotta, panna acida e altri ingredienti. Le patate bielorusse sono considerate il “secondo pane” della nazione: esistono oltre 150 varietà e il consumo pro capite raggiunge i 180 kg all’anno, rendendo la Bielorussia uno dei leader mondiali nella produzione di patate.
Oggi i turisti preferiscono cibi autentici, di origine locale e tracciabile. Per questo motivo, i pasti serviti in fattoria e il concetto “Farm to Table” stanno diventando sempre più popolari. Molti ristoranti indicano l’origine dei propri ingredienti — in particolare delle patate — e talvolta la trasformano in una breve ma coinvolgente narrazione.
La popolazione sostiene con entusiasmo il nuovo brand, ma è necessario continuare a promuoverlo. Numerose pubblicazioni hanno suscitato interesse e discussione; i programmi culinari televisivi hanno ispirato molte persone. Esistono festival dedicati, come il Dranik Fest, oltre a competizioni culinarie per il miglior o il più grande dranik, e masterclass sui piatti a base di patate. Ma soprattutto, ogni famiglia cucina questo piatto, e tutti i visitatori del Paese hanno l’occasione di assaggiarlo.
Le bevande tradizionali rappresentano anch’esse una parte importante della cultura. I piatti tipici bielorussi sono sostanziosi e si accompagnano tradizionalmente a superalcolici come la vodka e la moonshine. Queste bevande, note come Garelka, venivano distillate da segale, orzo, patate o barbabietole e spesso utilizzate per creare tinture con bacche, erbe o radici. Prodotte in casa secondo ricette familiari, queste bevande sono oggi considerate i regali più autentici e apprezzati.
Intervento tratto dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025.




